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30 Dicembre 2008
Schiaffo morale per chi dell’anoressia fa uno stile di vita
di Cinzia Lacalamita
I fan della magrezza patologica bloccati grazie all'intervento di chi lotta contro la malattia.
Dopo i siti Pro-Ana (a favore dell’anoressia), nella speranza di circuire ragazzini in cerca della perfezione fisica, gli amanti del “pelle e ossa” hanno colto la palla al balzo aprendo un gruppo sul noto socialnetwork Facebook: sono durati poco.
Pensavano di farla franca gli amministratori del gruppo “W l’anoressia”. Credevano di poter dare e ricevere informazioni su come raggirare psicologi e medici e su come fare per perdere peso a vista d’occhio. Ma hanno fatto i conti senza l’oste. Emanuel Mian - psicologo esperto di disturbi del comportamento alimentare e fondatore del gruppo “Disturbi alimentari” - e Giovanni Fradella - ballerino, coreografo, insegnante di danza e amministratore del gruppo “Stop..Anoressia nella Moda” - hanno messo fine ai sogni di gloria di chi considera l’anoressia un modus vivendi, non una malattia.
Mian e Fradella, attraverso la condivisione di un account, si sono finti una ragazza e hanno stretto amicizia con amministratori e membri di W l’anoressia. In sole 48 ore, grazie anche alla collaborazione di tutti gli iscritti ai loro rispettivi gruppi (che nel complesso ammontano a poco meno di 3000 persone), sono riusciti a bloccare i Pro-Ana. Un’operazione degna di nota, considerato che in altre occasioni in tanti hanno tentato, senza riuscirci, di fare la stessa cosa.
Facebook, aggregato di idee, emozioni e pensieri, risulta terreno fertile per chi ha idee malsane, a volte persino razziste: continuano a destare allarme i sempre più numerosi gruppi a favore della criminalità e della pornografia. In tanti protestano, ma sono davvero rare le occasioni in cui, come nel caso di W l’Anoressia, si giunge ad un risultato soddisfacente e definitivo. A volte, a farla da padrona è anche l’ignoranza in merito ad alcuni temi: in W l’Anoressia, gran parte degli iscritti hanno dato chiari segnali di quanto poco, in realtà, conoscessero cause e conseguenze di una patologia che non di raro porta alla morte. Iscrizioni fatte “per gioco”, senza approfondire, senza chiedersi un semplice “perché?”. È chiaro che ciò non giustifica, anzi. L’ignoranza si paga. Questa volta il prezzo è stato basso: la semplice chiusura di un gruppo. A pagare i diretti interessati che non avranno più la possibilità di esprimere sciocchezze in merito a ciò che non conoscono.
Ma che dire di quei gruppi, che a fin di bene, parlano di pedofilia e finiscono con l’inserire foto di bambini nella speranza che l’orco cattivo, mosso da compassione, stia lontano? I mostri sono ovunque, in rete più che in ogni altro posto: le foto? Un modo come un altro per assicurar loro un vergognoso godimento immediato.
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