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AFFARI ITALIANI > ARCHIVIO 2008
9 Ottobre 2008
Ti sgozzo.. per troppo amore?
di Cinzia Lacalamita
Notte drammatica a Roma. Un giovane 29enne, la cui identità ancora non è stata resa nota, ha messo fine alla vita di sua madre, malata di cancro. La donna aveva 50 anni. La tragedia si è consumata in un quartiere situato nella zona nord della capitale, in uno stabile di via Boccea. A dare l'allarme al 113, l'omicida stesso.
Detta così, è verosimile pensare che il ragazzo abbia optato per un simile gesto per evitare alla madre le sofferenze date da una malattia che non perdona. Una scelta difficile, angosciante. Una decisione frutto di un amore tanto forte, da non consentire di sopportare il vedere l'amata spegnersi lentamente. Un assassino, che in teoria, potrebbe persino suscitare pena. Un assassino, "giustificato" da un doloroso movente affettivo. Ma, ci sono dei ma. Dei ma significativi, che non possono non destare perplessità. Innanzitutto, siamo davanti ad un figlio che ha agito di propria mano, senza domandarsi se la vittima fosse intenzionata ad arrendersi al male, o se al contrario avesse deciso di lottare. Se i due, infatti, avessero "pianificato" la cosa, se avessero deciso di comune accordo che quella era l'unica soluzione accettabile, risulta difficile pensare che lo sgozzamento sia stato ritenuto il modo "migliore" per morire. Lo sgozzamento, un particolare non di poco conto. È in questo modo barbaro che la donna ha ultimato la sua esistenza. Possibile che fosse stata lei a chiedere al figlio di agire così? Difficile crederlo. Possibile che il ragazzo nel tentativo di liberarla dai patimenti, non abbia pensato, anche, a quale poteva essere una dolce morte? Le ha tagliato la gola. Per amore? Sarà la legge a capirlo e a stabilirlo.
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