Cinzia Lacalamita


Vai ai contenuti

Menu principale:


Pedofilia

Il Meglio di... > GRILLO NEWS


24 Settembre 2008

Pedofilia: scusi posso castrarla?

di Cinzia Lacalamita


Sabato 21 giugno 2008: una data che in molti ricordano. In quel giorno, i pedofili di tutto il mondo hanno celebrato in rete l'International Boy Love Day, la giornata dedicata alla "celebrazione dell'orgoglio pedofilo". Orrore. Squallore. L'impotenza di tutti noi, davanti agli "amanti dei bambini" (così hanno avuto l'ardire di definirsi alcuni pedofili) che quel sabato, si sono scambiati messaggi in cui venivano messi in evidenza i "sentimenti" nei riguardi di creature indifese, è un ricordo che fa male, brucia nell'anima di chi al termine "sentimenti" da un significato diverso.
L'OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) reputa la pedofilia una malattia e la include nell'elenco dei disturbi del comportamento sessuale. Ottimo: le malattie vanno curate. Pare proprio che questo concetto la Gran Bretagna l'abbia compreso (dopo gli Usa, la Svezia, la Danimarca e il Canada) alla perfezione. Via libera alla castrazione chimica, ad una condizione però: la scelta finale per questo tipo d'intervento spetta al detenuto che si è macchiato del reato di pedofilia. Perplessità. Fine della castrazione chimica è quello di evitare che il reo, una volta uscito dal carcere torni ad abusare dei bambini. Ora, la domanda sorge spontanea: se il detenuto rifiuta l'intervento, gli diamo una pacca sulle spalle e gli diciamo:
"Non importa, non fa nulla, sarà per la prossima volta"?! Follia. Ancora una volta si tutelano i carnefici. Carnefici malati, ma pur sempre carnefici. Ai bambinetti di 5/6 anni cosa assicuriamo, invece? Nulla. Diciamo semplicemente: "Cari, se l'uomo nero decide di diventare buono sarete salvi, in caso contrario, non possiamo evitare di lasciarlo 'giocare' con voi". Poiché accettiamo questo, quando l'ennesimo bambino (che si spera sempre, per vigliaccheria, non sia figlio nostro) sarà violato, lasciamo in tasca le lacrime da coccodrillo e limitiamoci a chiedere perdono.

Clicca qui e vai all'originale


Torna ai contenuti | Torna al menu