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10 Agosto 2010


Mal di testa? No, grave encefalopatia


di Cinzia Lacalamita

Una bimba in apparenza come tante. Non importa qual è il suo nome e neppure quanti anni ha. È piccola, è dolce, è bella. Ma un giorno, senza particolari campanelli d'allarme, la bimba inizia a stare male. E non è il solito "mal di pancia". E nemmeno il solito "mal di testa". E non è la gelosia per la nascita della sorellina. I medici le riscontrano un tumore cerebrale maligno. Per lei, per la sua famiglia, comincia un lungo calvario. Un calvario fatto non solo di dolore per la malattia in sé, ma di dolore psicologico causato dalla consapevolezza che, negli ultimi sei mesi, questi sintomi non sono stati riconosciuti come gravi dalla pediatra e dall'ospedale presso il cui Pronto Soccorso ci si recava. E poi c'è un'altra bimba, curata anni fa per un tumore cerebrale maligno in vari ospedali del Nord Italia, che porta su di sé le conseguenze legate alle terapie. Dopo ben tre anni, quelle che vengono definite "scossettine/crisettine" all'ospedale di Brescia, a Padova prendono il nome di grave encefalopatia causata dalla radioterapia e da un farmaco che, non essendo adeguato al tipo di patologia, ha prodotto più danni che benefici.
A raccontare tutto questo è la madre della seconda bimba. Perché? Perché il suo dramma personale l'ha portata a chiedersi come mai nel suo caso, e in quello di altri genitori con problemi similari, nell'ospedale cittadino non siano stati riconosciuti sintomi gravi. Eppure il mal di testa costante dovrebbe essere di per sé già indicativo. E come mai sono state prescritte terapie non solo inefficaci ma persino deleterie?
La mamma della piccola non cerca vendetta, non serba rancore. Vuole solo essere utile a chi, purtroppo, come è successo a lei, dovrà affrontare una diagnosi tanto dura. Questa madre, nella consapevolezza che i pediatri vedono pochi casi di tale gravità, chiede di promuovere una campagna di sensibilizzazione affinchè si possa arrivare a diagnosi precoci. In fin dei conti, è paradossale che a Brescia, con una facoltà di medicina attiva da anni, sia necessario far seguire i pazienti più piccoli da medici provenienti da altre città. Questa madre chiede aiuto affinché sia istituito un centro dove poter trasmettere informazioni precise ai genitori disperati, senza che questi siano costretti ad arrangiarsi da soli. Chiede, trattandosi di bambini, che venga incentivata la comunicazione tra medici e familiari. Tutto sommato, non chiede la luna… o forse sì, perché ha tentato di raccontare la sua storia tramite un libro, ma è stata censurata. Ora, la sua testimonianza non mette in buona luce l'Ospedale di Brescia. Di certo, in quell'Ospedale, vi operano medici competenti, ma stando alle sue parole, ve ne sono anche alcuni non così preparati. A prescindere che sia vero oppure no, per fugare ogni dubbio, qualche approfondimento andrebbe fatto: censurare, insabbiare verità scomode, per paura, per omertà, significa mantenere salda una sanità composta da "intoccabili"… e se domani fossimo noi a doverci sottoporre alle cure della casta?



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