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16 Maggio 2008
Un risarcimento grande per un figlio piccolo
di Cinzia Lacalamita
In questi giorni, presso il tribunale di Perugia, si è dato inizio a una singolare causa: a essere accusato, da una madre di origine romena, è un noto ginecologo del luogo, reo di non aver diagnosticato il nanismo nel feto che la donna attendeva. Nello specifico, la donna accusa il medico di non averle dato la possibilità di abortire e, pertanto, ambisce a un risarcimento di ben 500mila euro! Dal canto suo, il ginecologo si difende facendo presente di aver eseguito una sola ecografia, nella ventesima settimana di gestazione, periodo in cui il feto presentava le dimensioni di un bambino normale.
Ora, è impossibile non domandarsi con quale coraggio questa madre possa continuare a guardare negli occhi suo figlio. Va precisato, infatti, che il bimbo, come del resto tutte le persone affette da nanismo, non presenta alcun problema di tipo cognitivo. L'unica sua deficienza è data dai centimetri "che mancano". Andava forse per questo ucciso? Certo, esiste il libero arbitrio e l'aborto è consentito dalla legge. Rimane il fatto, che "ormai", questo bambino è nato e da adulto sarà costretto a confrontarsi con una mamma che avrebbe fatto volentieri a meno di lui e che, dopo la sua nascita, lo ha considerato un problema degno di essere risarcito. Una mamma che a quanto pare non sopporta di dover mostrare al mondo il suo "piccolo bambino", ma che, invece, dovrebbe preoccuparsi maggiormente di nascondere la sua "piccola coscienza".
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