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Il Meglio di... > DANIELE AMANTI
31 gennaio 2009
Susanna Schimperna: la visibilità non è un crimine
di Cinzia Lacalamita
Un' intervista dai risvolti inaspettati
Scrittrice di saggi come Piccolo dizionario dell'Eros, Abbandonati e contenti, Le amicizie amorose, Susanna Schimperna, in passato ha diretto le riviste Blue e Cuore. Autrice e conduttrice radiofonica di Radio2, è particolarmente seguita nella trasmissione Omnibus di La7. La sua, una personalità molto forte, che pone l'accento sulla pochezza di coloro che puntano il dito su chi, come me, ha sposato la causa di Daniele.
A Daniele Amanti è stato dato, sino ad ora, tanto spazio. Per alcuni, forse, troppo. Cosa c'è sotto? La volontà di una scrittrice di accaparrarsi visibilità strumentalizzando la malattia di un bambino?
In una recente intervista di Susanna, si legge: "Mi definisco più una scrittrice che una giornalista, questo perché sento il bisogno non solo di riportare i fatti, ma di commentarli secondo una mia ottica personale". Sulla base di ciò, le chiedo, se fosse chiamata a farlo, cosa scriverebbe di Daniele. "È chiaro che cercherei di scrivere più possibile. Non potrei evitare di fare dei commenti sulla Società. Ci sono troppe chiacchiere, troppe persone pronte a dire, per esempio, che la diversità non esiste. Non è affatto così. In realtà, al giorno d'oggi esiste solo 'l'essere umano standard'. Per essere accettati è necessario avere l'età giusta, l'altezza giusta, il peso giusto: tutto il resto non è contemplato. Trovo, che doversi dare da fare da soli, come sta accadendo per Daniele, sia semplicemente una folle ingiustizia. Costretti a chiedere per sensibilizzare su un tema che dovrebbe riguardare tutti. E meno male che ci sono persone, come te e come i genitori di Daniele, che si prestano a tutto questo". La sua conclusione mi lascia senza parole. Non posso fare a meno di confessarle: Tu dici meno male, alcuni, invece, stanno iniziando ad accusare. Da un lato ci sono io, persona additata come quella che vuole il successo ad ogni costo. Dall'altra, i genitori del bimbo, accusati di voler suscitare pietà. Risponde senza esitazioni, Susanna: "Quando si diventa portatori di cause come queste, bisogna obbligatoriamente essere visibili. La visibilità non è un crimine e serve a rafforzare l'importanza del messaggio che si vuole dare. Di solito il primo attacco è sempre lo stesso. La gente mormora: 'guarda questa come sta strumentalizzando il tutto a suo favore'. Malafede assoluta. Bisogna rispondere con durezza. Tu sei costretta a fare il possibile, ad usare il tuo mestiere perché altri mezzi non ce ne sono. Dopodiché, che tu ne abbia visibilità anche personale è cosa giusta, oltre che normale. Stai facendo il tuo lavoro, stai sponsorizzando una causa e per giunta gratis. Vogliamo parlare di strumentalizzazione vera e fine a sé stessa? Che dire di quelli del Grande Fratello che strumentalizzano il corpo e il sesso? Cosa vorrebbe la gente che parla alle spalle? Vorrebbe che tu lavorassi gratis e che in cambio non te ne venisse neppure la visibilità?! Vorrebbe che i genitori di Daniele non tentassero il tutto e per tutto? Questo è puro e semplice moralismo ipocrita".
Non so cosa sia, forse è davvero moralismo ipocrita. So per certo però, che condivido il pensiero di Susanna quando dice che la società è carente. Mentre i genitori di Daniele vanno in cerca di personaggi noti da intervistare per attrarre l'attenzione su loro figlio, invece di stargli accanto come preferirebbero, c'è anche chi si permette di accusare. Oltre al danno, pure la beffa. La cosa grave è che si tratta delle stesse persone, che una volta malate, si lamentano perché i media danno maggior spazio al seno rifatto della velina di turno, rispetto all'ultimo ritrovato della scienza.
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