Cinzia Lacalamita


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La patente

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12 Dicembre 2008


Documento valido per più di 18mila anni: non sarà un po’ troppo?


di Cinzia Lacalamita


Errata corrige: cosa vorrà mai dire?!

In questa Italia pressappochista, se il funzionario sbaglia e la carta d’identità diventa barzelletta, poco importa.. rimane pur sempre la patente!


Qualche settimana fa, un 55enne friulano (che nel rispetto della privacy verrà indicato con le sole iniziali T.G.), mentre davanti a sé aveva una coda interminabile di persone in attesa di rinnovare i propri documenti, mai avrebbe pensato che quel tipo di fila, lui, non l’avrebbe dovuta rifare mai più.
Arrivato finalmente il suo turno, T.G. consegna all’impiegato il proprio documento d’identità, con scadenza 1 dicembre 2008. Come da prassi, si sente rivolgere le ovvie domande di routine:
“Abita sempre nello stesso luogo? Desidera che la carta sia valida anche per l’espatrio?”Tutto nella norma: pochi minuti ed è di nuovo in possesso di un documento esibibile in caso di necessità. Per puro scrupolo però, T.G. controlla la successiva data di scadenza: 2013 dovrebbe essere, ma non è. Dimostrandosi persona particolarmente ironica, subito esclama: “Caro amico mio, temo proprio che io e lei non ci vedremo mai più! Dubito che nel 20013 saremo entrambe ancora vivi! Certo, io ci provo a mantenermi in forma, ma non penso di farcela a resistere per altri 18mila anni abbondanti!” L’impiegato, stupito, controlla il documento: ebbene sì, l’errore c’è. Che fare? Correggere naturalmente. Ma correggere significa ammettere d’aver sbagliato. Molto più semplice lavarsi le mani alla Ponzio Pilato e cavarsela con un: “Suvvia, signore... non è la fine del mondo, non se ne accorge nessuno e tutto sommato le rimane pur sempre la patente da esibire, nel caso in cui qualcuno fosse tanto pignolo da mettere in dubbio la validità della sua carta d’identità!”. È con queste parole che T.G., viene liquidato.
Forse, in questo caso, come ha affermato l’addetto ai lavori, non sarà la fine del mondo. Ma considerato che da questi uffici escono documenti di ogni genere ed importanza, si potrebbe dire lo stesso, per esempio, davanti ad un certificato di morte? Ma sì.. in fin dei conti, se uno è morto è morto. Che differenza fa se è passato a miglior vita ieri o 10mila anni prima! Così funziona l’Italia: imprecisa ed approssimativa in tutto, sempre, anche davanti all’evidenza. Ciò che conta è salvare le apparenze e non prendersi mai la responsabilità di rimediare agli errori.. aggiungendo, magari, anche un doveroso: “Scusi, mi dispiace”.

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