Cinzia Lacalamita


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Infibulazione

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12 Maggio 2008


L'infibulazione non è uno show


di Cinzia Lacalamita

Le mamme italiane sono protettive e a volte, il loro essere chiocce fa sì che i figli da adulti siano costretti a misurarsi con paure e insicurezze. Le mamme italiane sbagliano, ma nella maggior parte dei casi lo fanno in buona fede, per "troppo amore". Le mamme italiane tremano davanti ai piercing delle figlie: temono le infezione, l'epatite, l'AIDS ed è per questo, che in casa esiste sempre una valigetta del primo soccorso a portata di mano. Impossibile, dunque, per le mamme italiane anche solo pensare di mutilare i genitali della proprie figlie. In Africa, invece, ammontano a 3 milioni le bambine che ogni anno, per mano della propria madre o nonna, subiscono pratiche barbariche quali l'infibulazione o l'escissione. Le cose, purtroppo, vanno così, ma questo non significa che non possano cambiare. Sono tante le Associazioni che oltre ad essere solidali con le donne mutilate, tentano di indirizzare le nuove generazioni verso una cultura alla cui base vi sia il rispetto dei diritti umani.
A Trieste, proprio in queste ore, una di queste Associazioni si sta muovendo per dar vita ad una raccolta fonti perché sembrerebbe, che grazie ad un innovativo intervento di chirurgia, sia possibile ricostruire il clitoride, anche se del tutto asportato. Fin qui nulla di male, anzi. La singolarità sta nel fatto che a chiedere soldi ai passanti è una signorina, che con tutto rispetto, non ha quel che si dice "l'aria di una brava ragazza". Trucco pesantissimo, scollatura provocante, gonna che dire "mini" è un eufemismo, calze a rete e tacchi a spillo. La nostra "lady eleganza"suggerisce, anzi urla (non senza stupore di chi la ascolta):
"ADOTTATE UN CLITORIDE!" Dietro a lei ci sono foto di donne vittime dell'infibulazione, foto che si notano solo in un secondo momento, perché ad emergere è l'immagine volgare della giovanissima urlatrice.
Ammesso che qualcuno desideri adottare un clitoride al posto, per esempio, di un figlio, c'è da chiedersi come possa venir recepito un messaggio di questo tipo, che per quanto fondato su basi giuste, così espresso assume caratteristiche pornografiche. Le donne che vivono in una cultura tanto diversa dalla nostra, forse, andrebbero "prese per mano" e per gradi, educate prima al rispetto del corpo e solo in un secondo momento abituate all'idea che il corpo stesso può essere anche fonte di piacere. Confrontarsi in abiti succinti con donne che portano il velo non è un "tantino" fuori luogo? C'è da augurarsi che questa forma di richiamo alla solidarietà, che verrà portata avanti ancora per qualche giorno, non sortisca effetti contrari a quelli desiderati.

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