Cinzia Lacalamita


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Inchiesta anziani: Prima Parte

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9 Gennaio 2009


Inchiesta shock sulle residenze per anziani situate nel Friuli Venezia Giulia
Parte prima.


di Cinzia Lacalamita


Sono note a tutti come "case di riposo", "ricoveri per anziani", "strutture residenziali o polifunzionali". Luoghi in cui le persone non più giovani e a volte non più autosufficienti, a pagamento e su richiesta (quasi sempre dei familiari) possono trascorrere gli ultimi anni della loro esistenza. In teoria dovrebbe trattarsi di anni sereni, nel rispetto delle esigenze di chi si avvia verso la fine della vita. In pratica, non sempre è così.


In Italia sono stimati in oltre 180.000 gli anziani ricoverati in questo tipo di istituti creati apposta per loro.
Nella regione Friuli Venezia Giulia, i ricoveri (autorizzati) per la terza età ammontano a 190. La quasi metà di essi, è localizzata nella sola provincia di Trieste.


A parole, le residenze per i "nonni" offrono e promettono molto. A fatti, lasciano spesso a desiderare: non tutte, ma comunque troppe, si rivelano l'anticamera dell'inferno. Un inferno costoso, considerato che la retta giornaliera netta, sempre prendendo come esempio Trieste, va dai 34.00 ai 69,50 euro. Da cosa sono date le variazioni di prezzo? Dal tipo di stanza che si sceglie e, in particolare, dalle condizioni fisiche e psichiche del degente. Per farla breve, più sei malato più paghi. Considerato che è difficile essere anziano e al contempo sano, quasi tutti, si vedono applicare le tariffe più elevate. La Regione, che si sta adoperando affinché quest'ultime non vengano continuamente aumentate da titolari poco coscienziosi, investe in misura notevole nell'abbattimento delle rette: in termini di contributi pubblici, ai non autosufficienti spettano 15,60 euro giornalieri.12,48 euro vanno, invece, a chi viene ospitato ad un prezzo ridotto perché ancora in grado di svolgere da solo funzioni quali lavarsi, vestirsi e mangiare (per poter usufruire delle agevolazioni, è necessario fornire i dati relativi al reddito dell'interessato). Contributi a parte, la cifra da sborsare a fine mese risulta sempre elevata: per tutti. E a questa, si aggiungono gli extra. Delucidazioni a riguardo arrivano direttamente da 59 degli 87 titolari di case di riposo interpellati (con la scusa di voler ricoverare una parente non più in grado di occuparsi di se stessa). Servizi quali shampoo e taglio di capelli, manicure e pedicure, hanno un costo a parte. Giusto. Si tratta di prestazioni che vanno remunerate a personale esterno alla struttura. Sbagliato. Sono soltanto 6 su 59, i responsabili degli istituti che si avvalgono di parrucchieri ed estetisti professionisti. Gli altri 53 ritengono che sia compito dei dipendenti in loco occuparsi di capelli, mani e piedi degli ospiti. Non essendo questo il loro mestiere, ci si aspetterebbe che, perlomeno, il prezzo attribuito a tali prestazioni sia nettamente inferiore, proprio come si presume sia la qualità finale dell'operato (non è semplice improvvisarsi barbieri o parrucchieri). Di nuovo sbagliato. Le cifre richieste sono, a prescindere da chi si prende cura degli anziani, pressoché identiche. L'unica differenza sta nel fatto che ogni mese i 53 titolari che sfruttano senza ritegno i propri dipendenti (per i quali "chissà perché" non sono previste somme extra di retribuzione) intascano, oltre alla quota fissa, una media netta di circa 72 euro a degente (le residenze private sul territorio possono accogliere un minimo di 9 persone, sino ad un massimo di 122). Pazienza se le unghie vengono tagliate in maniera approssimativa, o se la tinta dei capelli non è proprio quella desiderata … in fin dei conti, da chi mai dovranno farsi vedere questi "vecchi"? Mai sentito parlare di dignità? A quanto pare, si tratta di un concetto sconosciuto per chi è disposto a tutto pur di veder aumentare i propri introiti mensili. Ma non è certo la questione estetica a destare maggior preoccupazione: domani, su Agorà Magazine, tutto ciò che sarebbe stato meglio non scoprire.

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