Cinzia Lacalamita

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I diversi esistono

ATTIVITA' > Nuova Resistenza


3 Maggio 2011


I diversi esistono: si chiamano cretini e non stanno in sedia a rotelle


di Cinzia Lacalamita


"I Care"- associazione di volontariato di Fucecchio (Firenze) - lancia uno slogan che, invece di essere considerato shock così come è stato definito, dovrebbe essere definito lodevole e fare da apripista a campagne di sensibilizzazione dello stesso tenore. "I Care" mostra al mondo un tabellone composto da quattro sequenze: una Barbie tennista e una Barbie ballerina si fanno pettinare mentre pronunciano la frase "Un giorno della mia vita. Yes I Care", poi, le due bambole, da sempre simbolo di perfezione e bellezza, appaiono su una sedia a rotelle e dicono: "Tutti possiamo diventare disabili". Lo slogan dell'Associazione conclude con la frase: Ognuno di noi può aiutare. Disabili, non diversi. Yes I care".
Una campagna sociale importante, degna di nota, atta a rompere il muro dell'indifferenza e del pregiudizio. Una campagna che, però, invece di essere accolta positivamente all'unanimità, ha scatenato anche polemiche. A tre giorni dal lancio, Internet mormora. I Social Network mormorano. Mi è capitato di leggere dei commenti agghiaccianti su qualche bacheca di Face Book. Una signora, riscuotendo consensi, scrive: "Ma dove siamo arrivati? Bisogna lasciare ai bambini la possibilità di vivere il tempo dei giochi con spensieratezza". Ma davvero signora? Che sciocca sono, ero certa che ai bambini bisognasse fornire gli strumenti per diventare, domani, adulti migliori di quanto siamo noi oggi. Se oggi c'è la necessità di una campagna come quella proposta da "I Care" è proprio perché noi siamo il risultato di un'educazione che non prende in considerazione null'altro che la perfezione. Siamo l'esempio lampante di una società che, per buonismo, davanti tutto accetta e dietro tutto critica.
Essere paraplegici, cara signora la cui bacheca di Face Book andrebbe bombardata di insulti, non equivale ad essere appestati. Essere normodotati, qualora non lo avesse capito, è una pura e semplice questione di fortuna, altrimenti detta "botta di culo".
Secondo l'ottica di chi, come lei, preferisce nascondere la Barbie disabile ai propri figli per lasciarli vivere il tempo dei giochi in santa pace, qual è il sistema da adottare affinché i pargoli non siano turbati quando incontrano coetanei disabili all'asilo o alla scuola elementare? Cosa facciamo signora bella? Buttiamo nel cestino della spazzatura i bambini veri come lei fa con la Barbie che rappresenta una nota stonata nel finto "meraviglioso mondo" dei suoi figli? Oppure facciamo le classi separate: "rotellati" da una parte e sani dall'altra? Sì, forse le classi separate sarebbero davvero la soluzione migliore, ma non per i bambini, per gli adulti che, come lei, rendono peggiore il mondo e la vita di chi non è stato graziato dalla famosa "botta di culo". Classi rigorosamente separate: persone intelligenti da una parte e cretini dall'altra. Non credo sia facile intuire da che parte lei starebbe, mia cara signora baciata dalla fortuna…



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