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19 Marzo 2009
Festa del Papà
di Cinzia Lacalamita
La festa di San Giuseppe e la festa del Papà vanno a braccetto, e non è un caso. Da un lato, lo si sa, Giuseppe, marito della Vergine Maria, incarna la figura del padre. Dall'altro è considerato il protettore, oltre che delle nubili, dei poveri e dei falegnami, anche degli orfani.
Sulle origini di questa festa non si hanno certezze assolute. Stando ai più, sembrerebbe che, circa due secoli fa, una giovane donna americana abbia deciso di dedicare un giorno speciale al signor Smart, suo padre: un giorno di giugno. L'idea piacque anche agli italiani che, però, scelsero di festeggiare tutti i papà in occasione del giorno di San Giuseppe e di proclamare il 19 marzo come festa nazionale.
Oggi, per i nostri bambini, a seconda delle tradizioni regionali, è un giorno all'insegna della gioia: alcuni regalano un semplice sorriso in più ai loro papà; altri consegnano biglietti e letterine scritte con amorevole cura; altri ancora, con orgoglio, porgono un piccolo dono.
Ma ciò che stupisce è una cosa. Nell'era del consumismo i sentimenti sono sin troppo spesso strumentalizzati, non è una novità. Ogni occasione è buona per rimpinguare le tasche di chi vende. Ma laddove Natale, Pasqua, San Valentino, la festa della Donna e la festa della mamma sono palesemente commerciali, per quel che riguarda la festa del Papà si notano delle differenze. Le vetrine dei negozi non sono allestite in funzione di questa giornata. Certo, ci sono i cioccolatini, ci sono i biglietti prestampati, ma non c'è il solito iter che prevede, almeno venti giorni prima dell'evento, una campagna promozionale senza ritegno. È un bene? Almeno questa festa viene rispettata? Difficile crederlo considerato che, per l'appunto, nemmeno il Natale è riuscito a mantenere una parvenza di sacralità. Più che altro viene da pensare che la figura del padre, figura fondamentale e importante tanto quanto quella della madre, sia invece ritenuta di "serie B". Se chi sguazza nel mondo del commercio non coglie al volo l'occasione di turno per vendere, un motivo deve per forza esserci. In questo caso può essere uno solo. I papà contano, ma non così tanto. Grave, spiacevole, diseducativo. Di chi è la colpa? Forse delle madri. Di quelle madri che pretendono di essere festeggiate quando è il loro momento, ma che si dimenticano di insegnare ai loro figli che, come si è giunti alla parità dei sessi, così si è giunti anche alla "parità genitoriale", nel senso che un genitore non vale più di un altro. Le mamme, forti del fatto che oggigiorno, grazie al progredire della scienza, l'uomo non è indispensabile per mettere al mondo un figlio, dimenticano una cosa fondamentale: il diritto del bambino di amare e di essere amato ed educato in ugual misura da entrambi i genitori. Se non si capisce questo… inutile pretendere vantaggi al momento del divorzio… Di converso, alcuni uomini imparino che l'era del "voglio essere servito e riverito" è finita e i pannolini sporchi del bebè si cambiano a turno.
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