Cinzia Lacalamita


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Disturbi alimentari

AFFARI ITALIANI > ARTICOLI 2009


12 Marzo 2009


Anoressia e Bulimia: piaga sociale


di Cinzia Lacalamita

Anoressia e bulimia, una piaga socio- sanitaria. Prima causa di morte per malattia tra le giovani italiane di età compresa tra i 12 e i 25 anni. Ma come è possibile? Qual è la motivazione che spinge le ragazze ad avere un rapporto a tal punto disturbato con il cibo? A rispondere lo psicologo Emanuel Mian - esperto di Disturbi del Comportamento Alimentare, responsabile dell'Unità per i DCA della Clinica Salus Alpe Adria di Udine - "Il disturbo alimentare è il sintomo che a tutti è visibile, la punta dell'iceberg che nasconde un disagio esistenziale ben più profondo. Il cibo viene visto come un nemico nei confronti di un corpo che deve essere necessariamente controllato con la scusante di apparire più attraente. Questo sposta l'interesse e il desiderio di risolvere gli altri eventi della propria vita che meriterebbero, invece, attenzioni specifiche.".
D'accordo, ma perché si arriva al punto di morire? "Il motivo, purtroppo, è semplice. Nel caso dell'anoressia, si inizia perdendo qualche kg; poco per volta la situazione sfugge di mano: vomitare, non mangiare, o fare un'attività fisica smodata divengono un automatismo, un rituale che mira a lenire le proprie ansie. Per quanto concerne, invece, la bulimia e il Binge Eating Disorder (Sindrome da Alimentazione Incontrollata) la fame è nervosa e l'utilizzo del cibo avviene per far fronte alle situazioni che ogni giorno si devono fronteggiare. Tutti i soggetti affetti da un disturbo alimentare presentano una bassa autostima, un'alta intolleranza alle emozioni e, disgraziatamente, al momento non vi è un numero sufficiente di strutture attrezzate per la gestione di questi malati. Ciò comporta una diagnosi non tempestiva, trattamenti non sempre adeguati e, per forza di cose, ci si trova davanti ad un numero crescente di cronicizzazioni e decessi.".
Quali le possibili soluzioni?
"Oltre all'ovvia esigenza di aumentare il numero delle strutture che applichino un approccio multidisciplinare, che prenda dunque in causa tutte le figure professionali di riferimento per i DCA (psicologo, nutrizionista, psichiatra e internista), sarebbe fondamentale riuscire a fare in modo che queste stesse strutture comunicassero tra loro, condividendo metodiche di diagnosi e cura. È utile infine non perdere di vista una necessaria e strutturata prevenzione nelle scuole, che fornisca non solo informazioni sui disturbi in sé, ma offra adeguati strumenti comunicativi che consentano ai giovani di integrarsi socialmente in maniera sana.".

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