Cinzia Lacalamita

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Criminalità

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16 Gennaio 2008


Dalla paura al pregiudizio, al razzismo


di Cinzia Lacalamita

Nel nostro Paese il pregiudizio, forse più radicato tra tutti, è quello che gli immigrati siano dei potenziali delinquenti. È vero che le cronache sono sin troppo abituate a riportare fatti drammatici che vedono coinvolti immigrati che recano danno ai nostri cittadini, ma è altrettanto vero che, sebbene ci siano stati molteplici tentativi di provarlo, nessuno è mai stato in grado di riscontrare alcun tipo di correlazione diretta tra quella che può essere una propensione alla devianza e l'origine etnica o culturale di un individuo. A livello scientifico non esistono quindi comunità di cittadini più "criminali"
rispetto ad altre. Tuttavia se si analizzano le più recenti statistiche giudiziarie salta immediatamente all'occhio che nelle carceri italiane la presenza di stranieri è rilevante. Nel 2001, stando ai dati riportati nel secondo rapporto dell'Osservatorio sulle condizioni di detenzione in Italia dell'associazione Antigone, su un totale di 55.338 detenuti il 29,5% ovverosia 16.330 persone erano straniere. Al 31/05/2004 i dati forniti dal Ministero di
Grazia e Giustizia riportavano un ulteriore aumento: su un totale di 56.572 detenuti il 31% di essi pari a 17.788 persone non era italiano. Gli istituti di detenzione documentano che la presenza straniera è costituita per la maggior parte da clandestini (sul totale dei cittadini immigrati risultano essere oltre il 70 % quelli senza permesso di soggiorno colpevoli di lesioni volontarie, il 75% coloro che si macchiano di omicidio e addirittura l'85% gli accusati di furti e rapine) ed è proprio la clandestinità a fornirci una risposta logica del perché di una così numerosa presenza straniera in carcere.
Chi si trova a vivere in Italia, in una condizione di irregolarità, per forza di cose è sprovvisto di una residenza fissa e questo particolare, di non poco conto, non gli consente di usufruire di una misura alternativa al carcere piuttosto comune, come lo è quella degli arresti domiciliari. In più, ad aggravare la posizione giudiziaria e ad aumentare quindi la durata della pena detentiva da scontare, vi è quasi sempre una iniziale resistenza all'arresto data dal timore del riscontro da parte delle autorità di documenti dalle false generalità. Altro problema non trascurabile è quello della difesa dell'imputato, che di certo non ha la possibilità di avvalersi di un avvocato di fiducia e che in più deve fare i conti anche con le ovvie difficoltà date dalla lingua che non gli consentono di difendersi allo stesso modo di quanto farebbe nel suo paese d'origine.


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