Cinzia Lacalamita


Vai ai contenuti

Menu principale:


Cancro, non mi fai paura

RECENSIONI > ARCHIVIO 2008


21 Novembre 2008




Il romanzo dell'attore e regista Fabio Salvatore
(Recensione pubblicata su Agorà Magazine)


Il brutto male. Così lo chiamavano tutti sino a non molto tempo fa e, qualcuno, ancora lo chiama. Il brutto male: il cancro. Difficile anche solo pronunciare il suo nome. Cosi difficile, da obbligare a cercarne uno sostituivo, come se ciò bastasse a tenerlo lontano. È ovvio, non basta, ma è un modo come un altro per esorcizzare la paura, perché è questo che è, e fa, il cancro: paura. Solo un pazzo oserebbe dire: "Cancro, non mi fai paura". Un pazzo, o qualcuno che con la malattia è costretto a convivere, a familiarizzare giorno dopo giorno. "Cancro, non mi fai paura": è proprio questo il titolo che Fabio Salvatore, giovane attore e regista pugliese, ha scelto per il suo romanzo autobiografico.
Di solito, non è particolarmente complesso descrivere le emozioni che si provano leggendo un testo, né tantomeno muovergli delle critiche, siano esse positive o negative. In questo caso lo è. Andrea -il protagonista ventenne di Cancro, non mi fai paura- costringe il lettore ad un faccia a faccia con la malattia, lo obbliga a parlare con il cancro, proprio come fa lui. È, infatti, un lungo monologo quello che ha Andrea con il sua male: un confronto tra due esseri viventi, non tra malato e male, bensì tra malato e "lui", il cancro. Un lui da odiare, da ripudiare, ma anche da ringraziare perché, tutto sommato, ti insegna ad apprezzare ciò che, in condizioni di salute, passerebbe inosservato.
Pagine che fanno soffrire dentro, quelle scritte da Fabio Salvatore. Pagine che in alcuni momenti si vorrebbe saltare, nella speranza, che passando al capitolo successivo, tutto improvvisamente cambi colore. E invece si rimane li, si legge: a fatica. Si legge e si immagina, ci si immedesima. E si spera. Che non ci accada mai, questo si spera. Ma proprio quando si è convinti di non riuscire a tollerare ancor solo una riga, ecco che qualcosa cambia davvero. Dall'angoscia, si passa ad un senso di piacevole serenità, che diventa gioia crescente: Andrea sta baciando la sua Sarah, Andrea sta sorridendo a sua madre, Andrea sta mangiando nutella con il suo amico: Andrea e vivo. È vivo e tanto generoso. Il suo pensiero corre spesso a chi gli sta accanto. Dona emozioni Andrea. È motivo di vita per la sua famiglia, per la sua giovane donna… per il lettore, che se ne innamora e tra sé e sé pensa: "C'è la devi fare. Devi vincere lo scarafaggio". Lo scarafaggio… è in questo animale ripugnante che Andrea identifica il cancro. Uno scarafaggio che vive dentro di lui, corre veloce e tutto sporca al suo passaggio. L'immagine che il lettore si crea mentalmente, produce un brivido lungo la schiena. Sono brividi continui, prepotenti quelli che Fabio Salvatore fa sentire. Ma hanno un senso. Fanno si che alla fine della lettura, chiunque, si senta più forte, si senta capace, perlomeno, di chiamare il cancro per nome.

Cinzia Lacalamita





Torna ai contenuti | Torna al menu