Menu principale:
ARCHIVIO > INFORMAZIONE
Lo psicologo Emanuel Mian ribadisce l'importanza della prevenzione al bullisimo
09/04/2008
Se uno studente viene esposto in maniera ripetuta e continuativa ad azioni offensive, verbali e/o fisiche, messe in atto da parte di uno o più compagni, ci si trova davanti ad un fenomeno di bullismo
Di seguito, uno stralcio dell'interessante intervento di Emanuel Mian, Presidente di IRIDSA (Istituto di Ricerca Internazionale sul Disagio e la Salute nell'Adolescenza) proposto al convegno "Bullismo nella scuola e nella società", che ha avuto luogo sabato 5 aprile a Remanzacco.
"Nel Mondo - dice Mian - si stimano circa 200 milioni di ragazzi abusati dai loro compagni e, cosa grave, nell'85% degli episodi, gli atti di violenza si svolgono in presenza di osservatori che solo nell'11% dei casi si muovono in favore della vittima. Proprio per questo motivo, è fondamentale che le fasce di età a rischio siano coinvolte negli interventi di prevenzione perché molto spesso ci si trova davanti ad interi gruppi-classi responsabili, consapevolmente o meno, di meccanismi di consenso che trasformano atteggiamenti lesivi in quella che si può definire 'cultura del gruppo'.
Dai comportamenti persecutori o di ostracismo nei riguardi di una 'vittima' esterna al gruppo ad una designazione più o meno casuale, si passa al bullismo inclusivo, in cui le vittime sono i piccoli a cui si impone di sottoporsi ad una ritualistica di ammissione nel gruppo.
La ricerca scientifica ha sempre creduto ci fossero differenziazioni fra uomini e donne, credendo che i primi fossero maggiormente proni a comportamenti diretti (sferrare calci e a pugni, spintonare, appropriarsi o rovinare gli oggetti degli altri, minacciare ed insultare) e che invece, il 'sesso debole' fosse più portato ad utilizzare modalità di prevaricazione indirette e quasi sempre rivolte solo ad altre femmine. In realtà, sembra ci sia anche nel nostro Paese un'inversione di tendenza che spinge le ragazze ad agire tanto quanto i propri coetanei in veri e propri gruppi o bande 'punitive'.
'Colpa della televisione', si diceva un tempo, ma oggigiorno la vecchia storia dei programmi violenti non regge più e questo perché ormai radio, televisione e giornali hanno lasciato il posto ad internet con le sue chatrooms, forum, blog e alla telefonia mobile con i suoi mms, sms e l'invio di filmati.
Non sorprende che i giovani siano attratti dalla tecnologia, in quanto essa permette di condividere immagini e suoni in 'tempo reale'. I nuovi media sopperiscono al bisogno dei nostri giovani di comunicare, esplorare, fare 'gruppo', di asserire la propria 'leadership', il proprio 'potere', ma soprattutto di essere ascoltati.
Internet è divenuta il medium al fine di reperire informazioni e comunicare con i propri amici, ma è anche la realtà che più si presta a fenomeni di 'cyberbullismo', ovverosia di quel tipo di bullismo che si attua per mezzo dell'utilizzo dei 'nuovi media'. Informazioni elettroniche, dispositivi di comunicazione o l'uso di siti web con contenuti diffamatori, vengono adoperati per molestare una persona o un gruppo, attraverso attacchi personali o con altre modalità. Tutto ciò può costituire un crimine, essendo un comportamento intenzionale che riguarda danneggiamenti ripetuti o continuativi inflitti attraverso la diffusione di immagini della vittima e/o di frasi diffamatorie/oltraggiose che la interessano in prima persona.
I nuovi media da un lato sono strumenti che sorprendono, stimolano, divertono, poiché permettono di sintetizzare e di rendere immediato un messaggio mantenendo l'anonimato o creando una 'nuova identità', ma va tenuto conto anche di tutto il resto. Per esempio, il fenomeno del cosiddetto 'happy slapping', ai limiti del bullismo (in quanto non viene reiterato con la medesima vittima), indica la ripresa con videotelefono di scene violente in cui di solito un malcapitato viene picchiato per il puro piacere di mostrare l'accaduto ad amici attraverso la diffusione del filmato tramite MMS, posta elettronica o a mezzo della sua pubblicazione in siti web.
Molto spesso l'abuso di internet e della telefonia mobile è il risultato di una mancata supervisione dei genitori, di quello che possiamo definire 'CONTROLLO' e che il più delle volte, anche quando è presente risulta comunque superficiale. Fondamentale è un tipo di controllo autorevole, ma non autoritario, che sappia dare l'esempio e offrire alternative a comportamenti che nascondono un disagio.
In sintesi, è auspicabile una prevenzione che si attui mediante l'educazione ai nuovi media ed allo sviluppo di una critica obiettiva nei giovani sin dalla fase preadolescenziale, perché spesso in adolescenza è già troppo tardi per porre rimedio all'bullismo".
Per eventuali approfondimenti sul tema contattare Cinzia Lacalamita, segretario di IRIDSA al numero 3341647871; e-mail: cinzia.lacalamita@iridsa.it
Clicca qui e vai all'originale
Menu di sezione: