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2 Febbraio 2009
Bruciato vivo
di Cinzia Lacalamita
Roma, stazione di Nettuno: un immigrato indiano di 35 anni dorme su una panchina. Il suo, un risveglio drammatico. Tre giovani, tra i quali anche un minorenne, a seguito di una notte all'insegna dell'alcool, lo aggrediscono e tentano di bruciarlo vivo: "Volevamo provare un'emozione forte." - questo diranno in sede di interrogatorio ai carabinieri.
I tre ragazzi sono tutti incensurati. Le loro, famiglie di lavoratori. Eppure, secondo la ricostruzione dei fatti, i tre non hanno esitato ad aggredire il senzatetto e, "non contenti", hanno optato per quello che a loro avviso doveva essere uno "scherzo": hanno cosparso di benzina il poveretto e, senza pensarci due volte, gli hanno dato fuoco. Pensavano di poter spegnere le fiamme velocemente, ma così non è stato. Come se bruciarlo "solo un po'", fosse la cosa più ovvia del mondo… uno scherzo, per l'appunto.
Il comandante provinciale dei carabinieri di Roma - generale Vittorio Tomasone - sembra escludere, infatti, l'ipotesi che il gesto abbia sfondo razziale. Quella dei giovani pare essere pura e semplice volontà di concludere la notte, come dichiarato appunto da loro stessi, con un gesto eclatante.
La vittima, sebbene sia in prognosi riservata, non è in pericolo di vita: ha riportato ustioni di terzo grado alle gambe, alle mani, sul collo e su parte dell'addome. L'uomo si trova ora ricoverato presso il centro ustioni dell'ospedale Sant'Eugenio Paolo Palombo. A prendersi cura di lui, medici esterrefatti per quanto il malcapitato è stato costretto a subire.
Atti come questo non sono più l'eccezione: le vittime della violenza di bande di ragazzi privi di scrupoli, sempre più numerose. Guarda caso, alle spalle sempre famiglie tranquille. Davanti all'orrore, tutti dicono: "Chi l'avrebbe mai pensato? Sono sempre stati bravi ragazzi!" . Parole che lasciano il tempo che trovano e, intanto, di inasprire le pene per chi commette reati simili non se ne parla neppure.