Cinzia Lacalamita

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Bambole disabili

ATTIVITA' > Nuova Resistenza


5 Gennaio 2011


Bambole disabili: non è mai troppo tardi...


di Cinzia Lacalamita


Da qualche tempo a questa parte, nel noto social network face book, è nata un’iniziativa lodevole intitolata “Mi metti in bacheca? Sono uguale a te…” L’invito viene fatto attraverso l’immagine di un bambino affetto da Sindrome di Down: un piccolino con un sorriso contagioso, gli occhi sbarazzini e i capelli biondi e svolazzanti che ricordano un pulcino in tutto il suo splendore. In una parola sola, questo cucciolo di uomo è definibile “bambolotto”. Ma un bambolotto di quelli davvero belli, che fanno innamorare grandi e piccini. Un bambolotto che porta a riflettere: da quanto tempo l’industria dei giocattoli propone solo ed esclusivamente bambole perfette? Da sempre, nonostante qualche tentativo di marchi noti che non hanno riscontrato particolare successo nel nostro Paese. Le bambole disabili, almeno per quel che riguarda l’Italia, sono ancora da ritenersi tabù. Eppure, la lotta alla diversità, l’abbattimento delle assurde barriere fatte di preconcetti, dovrebbe avere inizio sin dalla prima infanzia. Perché è nella prima infanzia che il carattere si forma e che vengono gettate le basi per il futuro.
In un mondo all’insegna della perfezione, dove chi non rientra nei canoni estetici imposti finisce con l’essere ghettizzato e deriso, è fondamentale riappropriarsi di un diritto umano fondamentale: essere accettati per quello che si è e non per come si appare. I momenti ludici potrebbero rappresentare un punto di partenza per ostacolare l’ignoranza che aggiunge sofferenza a chi già combatte con la sofferenza di patologie debilitanti. Sarebbe bene che a livello politico e mediatico si spingesse ad utilizzare la formula “Meglio prevenire che curare”: perché è difficile curare la mente di chi, ormai adulto, si è convinto di essere migliore in quanto sano e fisicamente piacente.


In sintesi, sarebbe auspicabile mettere al bando le bambole (vedi Bratz) dalle labbra rifatte e gli zigomi pronunciati: quelle sì che sono diverse nell’accezione negativa del termine. Perché le cosiddette “labbra a canotto” in natura non esistono. Ma in natura esistono i disabili: molto più normali e reali di tutto ciò che di patinato e finto ci viene imposto.


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