Cinzia Lacalamita


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Appendicite

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4 Dicembre 2008


Quando un'appendicite diventa dramma


di Cinzia Lacalamita

La mattina del 10 aprile 2007, Emanuele Lo Bue, bimbo che oggi ha 8 anni, si sveglia accusando un fastidio alla pancia. Su consiglio del pediatra, il piccolo viene portato al Pronto Soccorso dell'Ospedale San Raffaele. I medici non hanno dubbi: appendicite. I genitori del bambino sono in ansia, ma trattandosi di un intervento "di routine", pensano che tutto andrà bene. E invece no. In sala operatoria, dicono i medici, è subentrato un problema: Emanuele è rimasto per 15 minuti senza ossigeno al cervello. Inizia, così, il calvario per la famiglia Lo Bue. Emanuele è in pericolo di vita: rimane due mesi in terapia intensiva. La sua pressione endocranica raggiunge livelli altissimi: gli viene asportata la teca frontale. Nei mesi a seguire tanto dolore. Dolore nel corpo per Emanuele. Dolore nell'animo per i suoi genitori: nessuno spiega loro cos'è realmente accaduto. Perché una semplice appendicite ha portato a tutto questo? Oltre alla pena interiore, non tardano ad arrivare le preoccupazioni date dall'impossibilità di gestire una situazione pesante, anche a livello economico. Nel maggio 2007, in stato di coma neurovegetativo, Emanuele viene trasferito presso la clinica "La Nostra Famiglia" di Bosisio Parini a Lecco. Per stargli accanto, mamma e papà sono costretti ad affittare un appartamento nelle vicinanze della struttura. La situazione peggiora di giorno in giorno. Dopo lunghi mesi, in cui Emanule viene alimentato con sondino naso-gastrico, arriva il momento della fisioterapia, per evitare l'atrofia di muscoli e nervi. Con la logopedia, invece, si cerca di fargli recuperare e mantenere la capacità di deglutizione. I suoi genitori continuano a non capire. I medici continuano ad esser poco chiari sulle reali possibilità di guarigione del bambino. È per questo che Eleonora, il 4 ottobre 2007, inizia lo sciopero della fame: vuole attenzione, vuole sapere se esiste un luogo dove si possa davvero fare qualcosa per suo figlio.
I coniugi Lo Bue hanno tentato tutto, compreso un viaggio della speranza in America, grazie ad un volo umanitario organizzato dall'Aeronautica Militare.
Oggi Emanuele è a casa. In tutto, ha subito cinque interventi. Il bambino ha bisogno di cure costanti. La famiglia, composta anche da una sorella quindicenne, non è più in grado di far fronte alle spese e chiede aiuto. Chiunque volesse offrirglielo, può farlo attraverso una donazione.
Di seguito i dati di riferimento per contribuire a dare una speranza ad Emanuele.

C/C 500
intestazione: Salviamo Emanuele
coordinate bancarie: IBAN IT22 D 05584 32970
Banca Popolare di Milano, filiale di Cologno Monzese (MI)


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