Cinzia Lacalamita


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Anoressia

AFFARI ITALIANI > ARCHIVIO 2008


9 Agosto 2008


Anoressia, non tutti hanno diritto di parola


di Cinzia Lacalamita

Chi si lascia morire di fame diventa troppo spesso cibo per chi specula su una malattia sulla bocca di tutti, ma nelle conoscenze di pochi.
Di anoressia si muore. Non si tratta di uno show. Tuttavia sempre più di frequente a parlare di questa psicopatologia (che colpisce con conseguenze devastanti soggetti in prevalenza di sesso femminile, d'età compresa tra i quattordici e i trent'anni), sono sempre meno gli esperti e sempre più gli improvvisati "tuttologi".
Dalle ex malate che dispensano indicazioni (quasi sempre errate) su come guarire, alle modelle che per giustificare il loro essere pelle ed ossa e nascondere atti quali il vomito autoindotto e l'uso di diuretici e lassativi, si definiscono "donne baciate dalla fortuna che possono ingurgitare qualunque cibo senza ingrassare", per arrivare a chi pur di ottenere visibilità da lezioni improvvisate sul tema… tutti dicono la propria opinione. Opinione per l'appunto, non parere da esperto.
Le giovani muoiono e si da la colpa alla società. Parzialmente giusto, ma tutto il resto? Perché si diventa realmente anoressiche? Vogliamo chiederlo ai bambini dell'asilo? Forse, loro darebbero una risposta più schietta e logica, come per esempio: "perché non mi piaccio".
"A monte dell'anoressia nervosa - spiega Emanuel Mian psicologo esperto (in piena regola) di disturbi del comportamento alimentare - vi è proprio una distorsione dell'immagine corporea, ossia un'errata percezione che il soggetto ha di se stesso. In parole più semplici, le persone a rischio anoressia si vedono diverse da come in realtà sono. Ed è proprio su questa problematica che bisogna intervenire prima che il disturbo diventi patologico. I media hanno la loro responsabilità e di certo vanno monitorati, ma sono semplicemente una concausa, non il punto di partenza. Inoltre, fattori familiari e personologici hanno la loro importanza nel determinare o mantenere il disturbo alimentare."
Come guarire? "Più che di guarire - afferma Mian - si tratta piuttosto di prevenire. I genitori sin dai primi campanelli d'allarme dati dai figli (estrema preoccupazione per il proprio peso e le forme corporee, repentini cambi di umore, isolamento ecc.) devono rivolgersi ad uno specialista per evitare il dramma. Se ciò non accade, quando cioè ci si rende conto di essere ormai in una fase avanzata della malattia, non rimane altro che il ricovero ospedaliero per riportare il soggetto ad una condizione fisica adeguata. Solo dopo, si potrà intervenire a livello psicologico per evitare ricadute."

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